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Nell’ultima gara del Sei Nazioni contro la Scozia, l’Italia è chiamata a mostrare necessariamente dei progressi

Ehi, mates (come direbbe Eddie Jones)! Questo articolo compare anche nella nostra Guida al Sei Nazioni 2021, il diario/zibaldone/rivista in continuo aggiornamento con news e approfondimenti sul torneo, dateci un’occhiata.


Le quattro sconfitte della nazionale italiana nel Sei Nazioni 2021 hanno in comune un tassametro corso sempre oltre quota 40 punti subiti ad opera dell’avversario di turno, ma sono state quattro partite diverse.

Nelle prime due, l’Italia di Franco Smith ha faticato in difesa, ma ha fatto vedere discrete cose in attacco contro la Francia e ottime contro l’Inghilterra, tanto da alzare in maniera decisa il livello delle aspettative per le due gare successive, entrambe casalinghe, contro Irlanda e Galles.

Partite che, qualcuno pensava, si poteva anche provare a giocarsi.

Invece le due gare contro le rivali celtiche più nobili hanno solamente fatto sprofondare l’Italia nelle proprie difficoltà.

In particolare l’Italia non è riuscita a replicare quanto di buono fatto vedere nelle prime due partite, ma soprattutto non ha mostrato nessun progresso nel tappare le falle che si sono presentate di volta in volta.

Ora, alla vigilia della gara con la Scozia, Franco Smith rivoluziona la formazione con tre cambi che cambiano il volto alla squadra: Edoardo Padovani sostituisce Jacopo Trulla ad estremo, Federico Mori entra nel XV per Carlo Canna e Federico Ruzza torna in nazionale prendendo il posto di David Sisi.

Padovani non è il numero 15 della nazionale da agosto 2019, non gioca dalla gara contro l’Inghilterra di ottobre, ha avuto una stagione afflitta dagli infortuni ma nelle poche, recenti prestazioni con il Benetton è sembrato in buona forma.

Per Mori sarà la prima da titolare con l’Italia. Il centro classe 2000 è un altro di quei giovani Azzurri balzato direttamente in nazionale senza passare prima da una affermazione in franchigia, dove ha 11 presenze con le Zebre contro le 9 convocazioni fra i 23 con l’Italia.

 Il suo ingresso dal primo minuto cambia un po’ il quadro del gioco azzurro. È la seconda volta che Franco Smith rinuncia al secondo playmaker escludendo Canna. Contro la Francia la mossa non aveva portato particolari frutti, ma è anche vero che la coesistenza di Garbisi e dell’apertura delle Zebre non sta dando i risultati sperati: i due registi si pestano i piedi più di quanto riescano a prendere decisioni complementari, anche per la diversa natura del loro modo di interpretare il gioco. 

Mori dovrà riuscire a rispondere presente soprattutto in difesa, dove ha finora dimostrato di avere le lacune più evidenti. Carlo Canna non se la stava certo passando bene in mezzo al campo in queste gare, ma il giovane livornese è sempre sembrato comunque inferiore nell’aspetto puramente tecnico e fisico della difesa, il placcaggio.

Infine, Federico Ruzza. Un giocatore che già sotto Conor O’Shea aveva ricevuto meno minuti di quelli che aveva dato impressione di meritare, è stato finora sostanzialmente escluso dal nuovo corso di Smith: in un anno ha racimolato 3 presenze dalla panchina in 13 gare dell’Italia. Penalizzato da uno stato di forma non eccellente e dalla volontà del tecnico sudafricano di avere a disposizione le seconde linee più fisiche possibili, Ruzza si giocherà buona parte del suo futuro come protagonista in nazionale in questa difficile partita contro la Scozia.

Questi tre avvicendamenti sono importanti soprattutto per le ragioni che spingono a farli, ma non cambiano radicalmente il valore assoluto della squadra in campo.

Sarà l’Italia come collettivo a essere messa alla prova: la necessità di una prova non tanto competitiva quanto confortante per gli interpreti stessi è assoluta, prima ancora di dire qualcosa ad appassionati e tifosi comprensibilmente stanchi, ai quali non basterà una prova leggermente migliore delle altre per sentirsi sollevati.

È ora di vedere qualcosa di più da questa Italia, per certificare che siamo effettivamente su una strada che porta da qualche parte, che non siamo finiti totalmente fuori tracciato.