Test Match Autunnali: Quesada motivato, trequarti in forma smagliante: basterà?

Il novembre del rugby azzurro si annuncia intenso e pieno di incognite. Tre partite per misurare la temperatura della Nazionale di Gonzalo Quesada, chiamata a proseguire nel percorso di crescita intrapreso dopo un Sei Nazioni tutto sommato accettabile e un’estate di transizione. L’Australia e il Sudafrica rappresentano due tra i test più duri possibili a livello mondiale, mentre il Cile offrirà un confronto interessante con una delle realtà emergenti del rugby sudamericano.

Lo state dell’arte prima delle Quilter Nations Series

L’Italia ci arriva con la consueta voglia di fare uno sgambetto alle grandi e una certezza: il reparto dei trequarti vive un momento di forma scintillante. Edoardo Todaro, protagonista assoluto in Premiership con quattro mete in altrettante partite a soli 19 anni, è la novità assoluta nonché il simbolo di una generazione giovane e sfrontata. Al suo fianco, i “veterani” del gruppo garantiscono qualità e continuità: Ange Capuozzo è tornato a correre e segnare con la maglia dello Stade Toulousain, Monty Ioane a Lione continua a essere una garanzia, mentre Juan Ignacio Brex e Paolo Garbisi hanno conquistatp la fiducia dello staff all’interno di una linea arretrata d’élite, come quella del Toulon. Completano il quadro Martin Page-Relo e Stephen Varney: il primo si è ritagliato spazi importanti nel Bordeaux campione d’Europa, il secondo ha preso la titolarità a Exeter, riuscendo a risolvere il problema del minutaggio che ne aveva compromesso il rendimento la scorsa stagione.

Proprio qui si intravede la chiave del mese: Quesada ha costruito un’Italia capace di giocare a ritmo alto, sfruttando la qualità dei playmaker e la capacità di pungere con una linea arretrata dotata di indiscutibile talento. Ma la vera prova di maturità sarà davanti, dove la mischia dovrà affrontare un autentico stress test. Il Sudafrica e l’Australia, in misura minore, sono due squadre abituate a dominare le fasi statiche e a imporsi quando vanno contatto per linee dirette.

I Wallabies non hanno la stessa profondità di rosa degli Springboks; tuttavia, sono reduci da oltre 4 mesi di lavoro collettivo che li hanno forgiati nell’animo e resi nuovamente competitivi, soprattutto in difesa, dove pongono molta enfasi nelle fasi di placcaggio-recupero. Non sono invincibili, ma possono mettere in campo una dose di talento ancora superiore a quella dell’Italia. Probabilmente Joe Schmidt utilizzerà il lungo tour europeo per offrire nuove soluzioni a Less Kiss, che prenderà il suo posto nel 2026; ciò non toglie che a Udine vedremo la partita potenzialmente più equilibrata del trittico.

Per l’Italia sarà cruciale reggere l’urto, mantenendo equilibrio tra iniziativa e pragmatismo, senza perdere fiducia quando la pressione si farà massima. I trequarti sono il reparto in cui emerge lo stato di forma eccellente di Tommaso Menoncello e Louis Lynagh, in mischia i punti di forza sono più fluidi, con alcuni leader del pacchetto che per varie ragioni hanno visto poco il campo in questo inizio di stagione: Ruzza, Zuliani, Negri (ancora infortunato), solo per citare tre esempi di uomini centrali nel progetto tecnico il cui stato di forma è tutto da verificare.

Il pacchetto azzurro tra sicurezze e incognite

Andando a vedere nel dettaglio, emerge che la prima linea non difetta di minuti in campo: Simone Ferrari, Muhamed Hasa, Mirco Spagnolo stanno tenendo bene con Benetton e Zebre, mentre Danilo Fischetti e Marco Riccioni riescono a ritagliarsi delle opportunità non indifferenti con Northampton e Saracens. Il ritorno di Giacomo Nicotera, invece, è una buonissima notizia: abbiamo bisogno come il pane dei suoi placcaggi e delle sue percentuali al lancio. Tommaso Di Bartolomeo, ormai punto fermo delle Zebre, è una delle possibili sorprese del novembre azzurro. In seconda linea siamo ancora poco profondi. Accanto a Niccolò Cannone e Federico Ruzza, scalpitano Riccardo Favretto e Andrea Zambonin, entrambi autori di un inizio di campionato rassicurante. Più indietro nelle gerarchie Enoch Opoku Gyamfi, giovane colosso di Portogruaro in forza al Bath, proveniente dal percorso della nazionale U20. Per lui, come è normale che sia, la convocazione rappresenta un buon modo per respirare il rugby dei grandi e prendere le misure con una dimensione nuova.

In terza linea le incertezze riguardano Ross Vintcent, toccato duro con Exeter, attualmente in via di ripresa per gli impegni internazionali. Il numero 8 di origine sudafricana, capace di combinare dinamismo e work rate, è uno dei giocatori più attesi. Alessandro Izekor ha avuto molto spazio a Treviso, forse gli manca ancora l’X Factor per diventare un titolare indiscutibile. Lorenzo Cannone e Michele Lamaro hanno trascorso un’estate particolare, tra l’infortunio in Sudafrica del primo e il periodo sabbatico del secondo. Adesso sono tornati a completa disposizione e dovranno caricarsi la terza linea sulle spalle.

Resta da vedere come il coach Andrea Moretti riuscirà a trovare l’alchimia giusta per reggere l’urto di due mischie abrasive come quelle dei Wallabies e dei Boks: pack pesanti e capaci di basare la loro dominanza sulla potenza dei primi otto uomini praticamente in ogni zona del campo.

Il match con il Cile, invece, rappresenta un banco di prova diverso: un’occasione per ruotare la rosa, dare spazio a chi ha avuto meno minuti e consolidare soprattutto i meccanismi offensivi. I Condores, in grande slancio verso la Rugby World Cup 2027, sono una squadra in crescita, ma l’Italia avrà il compito di non cadere nella trappola di un test match in cui parte da favorita, mostrando solidità.

L’ottimismo di Gonzalo Quesada

«Cercheremo di schierare la migliore formazione sin dalla prima partita — ha dichiarato il coach argentino nella conferenza stampa di presentazione delle Quilter Nations Series — Dovrò tenere presente che i selezionati che giocano i campionati all’estero dovranno fare ritorno per le partite del loro campionato, un paio di viaggi di andata e ritorno che non sono il massimo per un giocatore. Il primo match con l’Australia sarà importantissimo. Gli Aussie si sono ripresi bene dopo un periodo abbastanza buio. Noi proveremo a schierare sempre la formazione migliore per non lasciare nulla di intentato. La settimana successiva a Torino ci scontriamo per la terza volta quest’anno con i campioni del mondo del Sudafrica. Come stanno in salute? Rispondo che hanno vinto il Rugby Championship a pari punti con la Nuova Zelanda.»

Parole chiare, che non nascondono una certa insofferenza per i tempi ristretti con cui lo staff deve preparare gli impegni. Quesada però è un professionista navigato e sa che queste sono le regole del gioco. D’altronde, avere molti giocatori all’estero è anche il meccanismo che consente loro di misurarsi ogni weekend con la crème de la crème del rugby europeo.

È facile dunque aspettarsi un’Italia senza grosse sorprese per 160 minuti, anche se l’andamento del primo test con l’Australia dirà di più sul possibile utilizzo degli esordienti e dei giocatori in bilico per una maglia da titolare.

In definitiva, il novembre azzurro sarà un passaggio chiave nel progetto di Quesada: l’obiettivo non è soltanto vincere, ma dimostrare di poter competere per 80 minuti con le superpotenze del rugby mondiale. Se la mischia saprà tenere botta, la linea arretrata potrà esprimere tutto il suo potenziale, che mai come adesso appare di prima qualità. La fiducia cresce, l’entusiasmo pure. Ma contro Australia e Sudafrica, serviranno disciplina, sangue freddo e quella mentalità che ancora una volta farà la differenza tra una prestazione coraggiosa e una grande impresa.