Sei Nazioni 2026 al pit stop: qualche riflessione dopo i primi 3 turni

I primi 720 minuti del Sei Nazioni hanno consegnato un verdetto piuttosto netto: oggi la Francia è un passo avanti a tutti. Lo dice la classifica, ma soprattutto lo racconta la qualità del gioco espresso, come se le ferite di un novembre 2025 non del tutto convincente si fossero rimarginate tutte insieme nel giro di poche settimane.

Il ritorno di Dupont, l’uscita di scena di alcuni veterani e l’ottimo stato di forma dei giovani emergenti hanno dato vita a una miscela esplosiva, tradotta in 15 punti su 15 disponibili. Adesso la squadra di Galthié torna alla base e si ferma per gestire al meglio il rush finale.

Scozia: è il momento di usare la clava

Sabato prossimo ci sarà Scozia-Francia, una sorta di match-verità dall’esito apparentemente scontato. Gli scozzesi, che probabilmente si mangiano ancora le mani per la sconfitta di Roma, inseguono i Bleus a quota 11 punti. L’unico modo per provare ad assaltare il Torneo è fermare la capolista. Gli uomini di Townsend, però, non battono la Francia a Murrayfield dall’8 marzo 2020, il giorno in cui Mohamed Haouas colpì Jamie Ritchie al volto, lasciando i suoi in 14 per gran parte della partita. Da allora, a Edimburgo, le soddisfazioni contro i francesi sono state pochissime.

La Scozia resta la squadra più emblematica del lotto. Come ogni anno, i Dark Blues si sono presentati ai nastri di partenza con grandi aspettative, salvo poi alternare ottime cose a cali di tensione difficili da spiegare. In teoria possono ancora pensare sia alla vittoria del Torneo sia alla Triple Crown, ma per riuscirci dovranno spingersi in un territorio che non frequentano spesso: quello della continuità.

Quando è in giornata, Finn Russell è il vero uomo in più del torneo 

Inghilterra: dalle stelle alle stalle, Irlanda splendidamente indecifrabile

Non se la passa meglio l’Inghilterra, travolta dall’Irlanda davanti a un pubblico esterrefatto e ripiombata nel giro di due settimane nel più classico degli psicodrammi. George Ford, che il 7 febbraio sembrava improvvisamente tornato centrale, è finito di nuovo nel mirino; Maro Itoje, leader del pack, è stato sostituito due volte a inizio ripresa; Henry Pollock ha dovuto fare i conti con la durezza irlandese nei breakdown. Sia chiaro: sono iperboli, ma rendono bene l’idea del clima raccontato dalla stampa inglese, magari con parole diverse ma con lo stesso senso di fondo.

L’Irlanda è ancora capace di manipolare le difese con un kicking game sontuoso

Per onestà intellettuale, però, bisogna ricordare che 80 minuti possono cambiare radicalmente la percezione di una squadra. A pochi istanti dalla fine di Irlanda-Italia c’era chi parlava di una generazione irlandese al tramonto, i meme su Furlong si moltiplicavano e i dubbi sul tocco magico di Farrell erano reali. Una settimana dopo, invece, eccoci qui a cercare nel vocabolario gli aggettivi migliori per celebrare la prova di Twickenham.

L’Irlanda, in questo senso, resta un piccolo enigma. Viene quasi da pensare che lo staff tecnico avesse programmato il picco di rendimento proprio contro il XV della Rosa: Francia fuori portata, Italia gestibile, Inghilterra attaccabile. Forse non è andata davvero così, ma una cosa si può dire con una certa sicurezza: è stata la partita in cui l’Irlanda ha mostrato di essersi definitivamente affrancata dalla dipendenza dal blocco Leinster. McCloskey, Crowley, Baloucoune, Beirne, Loughman, Timoney: bastano questi nomi per capire quanto il contributo delle altre province sia diventato sempre più rilevante. Le speranze di titolo restano limitate, anche se due vittorie autorevoli con Galles e Scozia cambierebbero inevitabilmente la prospettiva.

Steve Tandy sta lentamente resuscitando i Dragoni

Chi non può più sbagliare è il Galles. Le prossime due partite sono strategiche per il futuro di un movimento nazionale piegato da una crisi di risultati, risorse economiche e partecipazione. La sfida con l’Irlanda sembra una missione quasi impossibile, ma può anche rappresentare l’occasione per riaccendere quella combattività intravista a Cardiff sabato scorso.

E proprio a Cardiff i Dragoni attendono l’Italia con il coltello tra i denti il 14 marzo, quando il Principality Stadium potrebbe tornare a essere un fattore decisivo. Fin qui il Galles ha raccolto un solo punto, ma ha anche dimostrato, soprattutto nel primo tempo contro la Scozia, di avere ancora qualcosa da dire in alcune aree del gioco, in particolare in attacco.

Anche se non è il Galles dei tempi migliori, la passione e la voglia di incendiare l’atmosfera dello stadio di casa non mancano mai

Italia: dopo la sbornia di complimenti è il tempo del pragmatismo

Infine c’è l’Italia, l’ultima squadra da prendere in esame in questo bilancio dopo le prime tre giornate. Gli Azzurri hanno ottenuto, nel complesso, ciò che dovevano ottenere: una vittoria pesante all’esordio, una prestazione coraggiosa che ha mosso la classifica alla seconda giornata e una sconfitta non traumatica alla terza. Cinque punti, con il rammarico che forse qualcosa in più si sarebbe potuto strappare, ma che nel complesso rappresentano comunque un bottino accettabile. Senza dimenticare l’epidemia di infortuni che ha colpito il gruppo nelle settimane precedenti all’esordio e il fatto che due delle tre partite siano state giocate in trasferta contro squadre che oggi occupano le prime posizioni della classifica.

La pausa diventa uno snodo fondamentale per il gruppo di Gonzalo Quesada. C’era bisogno di rifiatare, e lo si è visto chiaramente nei minuti finali della sfida di Lille. Adesso la vera sfida sarà restare allineati agli obiettivi anche nei prossimi 160 minuti: provare a tendere un agguato all’Inghilterra e battere il Galles, una partita che troppi, all’inizio del Torneo, hanno considerato facile. L’Italia può riuscirci? Sì, perché il carattere mostrato dagli Azzurri, soprattutto nelle fasi difensive, è stato costante anche quando le cose si sono complicate. Resta però da affinare l’esecuzione di un piano di gioco intelligente, spesso rallentato da errori tecnici evitabili.

Infine c’è il tema delle fasi statiche. In mischia e in touche l’Italia ha offerto segnali complessivamente positivi (voglio pensare che le statistiche di Lille in rimessa laterale siano un caso isolato), adesso sarà importante confermare questi standard anche nelle condizioni più difficili: l’Inghilterra, seppur vulberabile, sa come spingere forte con il pacchetto e il Galles cercherà qualsiasi soluzione pur di non affondare là davanti. In poche parole: giusto celebrare i nostri ragazzi, ma senza cullarci troppo negli allori.

L’Italia sta vivendo un momento d’oro nello specifico della mischia chiusa


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