Adda passà a’ nuttata

Niente da fare per le due italiane nel terzo turno di URC. La prima vittoria stagionale resta un appuntamento rimandato. Zebre-Edinburgh 12-29, Scarlets-Benetton 26-24.

Come una settimana fa, partite diverse e identico verdetto: due sconfitte. Alle Zebre è andata peggio, soprattutto nel punteggio. L’Edinburgh di Sean Everitt non è una squadra per palati fini, ma si è dimostrata solida quanto basta per portare a casa il bottino pieno.

Zebre KO: Edinburgh forte, ma non così forte

Al Lanfranchi lo spettacolo è stato piuttosto modesto. Gli unici lampi degni di nota, a mio avviso, li hanno offerti i ducali. Su tutti, la meta propiziata da Simone Gesi innescata dall’accelerazione di Alessandro Fusco. Si sa, quando i gialloblù giocano quel rugby atletico e spregiudicato, possono far male a chiunque.

Il problema, ancora una volta, riguarda altre aree del gioco. I ragazzi di Brunello sono combattivi, ma per mettere sotto pressione un collettivo quadrato come quello scozzese, con gente come Pierre Schoeman, Ewan Ashman e Magnus Bradbury, servono precisione nelle fasi statiche e solidità difensiva nei momenti decisivi. Sono mancate entrambe, soprattutto la prima: appena il 64% delle rimesse laterali è andato a buon fine.

La difesa non è stata pessima, solo che l’indisciplina ha vanificato gli sforzi collettivi. Un esempio su tutti? Il cartellino giallo comminato ad Alessandro Fusco, proprio nel momento in cui serviva la massima lucidità, con Edinburgh sopra di 5 punti a 3 minuti dalla fine del primo tempo.

Stavolta niente bonus e pochi rimpianti. Le Zebre sono rimaste in partita e hanno creato difficoltà agli avversari, in fin dei conti senza dare mai davvero l’impressione di poter vincere.

Benetton: da corto muso a muso lungo è un attimo

Tutt’altra storia al Parc y Scarlets di Llanelli, dove il Benetton ha perso 26-24, raccogliendo due punti di bonus, uno per lo scarto di due lunghezze, l’altro per le quattro mete segnate. A tratti, la squadra di Pivac ha mostrato il suo miglior rugby dall’inizio della stagione, almeno in attacco.

Quando il pallone è uscito rapidamente dai raggruppamenti, ha viaggiato bene tra le mani dei trequarti, mettendo in apprensione la difesa degli Scarlets. Resta il problema della gestione complessiva della partita: placcaggi morbidi, quando non del tutto mancati, proprio quando servirebbe mettere la spalla dura, e blackout preoccupanti per una squadra ricca di internazionali. Così vincere diventa complicato, anche con un rugby piacevole da guardare.

C’è poi la questione dei ball carrier. Che si scelga un gioco di movimento o uno più diretto, servono giocatori capaci di rompere la linea difensiva. Al momento, Ratave a parte, il Benetton sembra averne pochi. Non mancano uomini generosi e forti all’impatto, né giocatori come Marin, capaci di manipolare la difesa e guadagnare metri al contatto. Ma trovare il buco sistematicamente è un’altra cosa: significa superare la linea e liberare le gambe dei velocisti (di cui i Leoni sono in possesso) verso la meta.

Alcuni numeri della partita evidenziano una differenza netta a favore degli Scarlets: 618 metri guadagnati contro 398, 12 clean breaks contro 5 e 43 difensori battuti contro 25. Dati che fanno riflettere.

Ultimi e penultimi

Il terzo turno di URC si chiude con le scozzesi Glasgow ed Edinburgh in testa, rispettivamente a 14 e 13 punti. Alle loro spalle il blocco sudafricano composto da Bulls, Stormers e Sharks. Benetton e Zebre restano invece in fondo alla classifica, con 5 punti e 1 punto. Con altre 15 partite da giocare nulla è definitivamente perduto, ma non era certo questo l’inizio che speravamo.